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Il Libano è in crisi
Una nuova guerra civile?
Il Libano delle mille suggestioni ripiomba nell'inferno. La chimera della
normalità torna a lasciar posto alle memorie terribili della violenza. E non
mancano i tam tam della guerra civile. Si avverte nell'aria una certa
stanchezza di fronte ai proclami ideologici e religiosi come ricompensa
quotidiana delle perdite umane e materiali di una guerra civile. I cittadini
gridano disperati:"siamo vittime 2 volte.ieri della guerra,oggi dei partiti
libanesi." E non apprezzano più i modi della maggiorparte dei capi partiti.
Cosi il Libano precipita in una crisi politica dagli sviluppi inquietanti,
che ha già prodotto il collasso mostrando l'estrema gracilità di un paese
multietnico, controverso, vibrante ma incapace di dfendere la sua sovranità
e dignità nazionale e ancora di più la sua autonomia. La poòitica libanese
non è mai stata neutra e il compromesso è stato sempre il suo punto
d'arrivo.
Già dalla fine del conflitto armato tra i miliziani di hezbollah e Israele
che la crisi covava sotto la cenere.
Nei primi giorni di ottobre sembrava logico e normale che la leadership del
paese non avesse desiderio di ballare sul bordo del burrone, mettendo a
parte il conflitto politici contraddistinto da dibattiti aspri, per
rimettere in piedi il paese squarciato nelle sue strutture vitali dei 34
giorni di guerra (iniziata con veemenza). Si vedeva chiaramente la voglia di
ricostruire e di ritornare a vivere; gli alberghi sono affollati, il trafico
nelle vie di Beirut è un segno positivo di ripresa, sulle strade ferve il
lavoro per rimettere in sesto le infrastrutture. Beirut era tornata ad
essere il luogo delle mille e una notte: ventre capace di soddisfare ogni
esigenza, capriccio o piacere, per dimostrare che il conflitto non era
voluto dai libanesi ma imposto dall'esterno.
Ma il 20 ottobre le relazioni politiche sono assai più deteriorate e
iniziata la resa dei conti tra il premier Fouad Siniora e il partito di
Dio(Hezbollah) guidato da Nasrallah; che reclamava un governo di unità
nazionale, ovvero più posti al governo per i suoi uomini e gli alleati
cristiani dell'ex generale Aoun, un modo per far saltare l'esecutivo e
arrivare a nuove elezioni che, secondo alcuni, premierebbero largamente
Hezbollah. Il premier Siniora non ha preso in considerazione questa
richiesta in quanto oltre a dividere in 2 fronti i partiti, è un modo
surrettizio per ottenere degli obiettivi precisi; come paralizzare il
governo in carica, complicare la risoluzione dell'Onu che consiste nel
disarmo di Hezbollah e nella restituzione dei soldati Israeliani rapiti, e
infine impedire al tribunale internazionale di indagare sull'omicidio
dell'ex premier Hariri.
Ma in un paese che pare ineluttibalmente avviato verso il disfacimento,
proprio quei politici che vorrebbero dar corpo all'unità nazionale si
trasformano in ulteriori fattori di insicurezza e di destabilizzazione.
Nei primi di Novembre il deterioramento politico si è pricipitato
ulteriormente in accuse infamanti che Nasrallah ha lanciato al premier
dandogli del"traditore dell'Islam", in quanto voleva una forza occidentale
di intervento contro il partito di Dio. Inoltre l'alleato di Hezbollah il
cristiano maronita Aoun ha dato a Siniora del"corrotto che stava sperperando
il denaro dello stato e dei cittadini", in quanto non ha dato aiuti alle
famiglie per la ricostruzione delle loro case distrutte dalla guerra dei 34
giorni. Il premier è rimasto scottato dagli attacchi ricevuti dicendo che
erano falsità.
Intanto Hezbollah ha annunciato che scendera in piazza se le sue richieste
non fossero state accolte; contemporaneamente Saad Hariri(figlio dell'ex
premier assasinato) con i suoi alleati del momente hanno annunciato che
scenderanno anche loro in piazza. All'istante il presidente del parlamento
Nabih Berri ha riunito i capi partiti attorno al tavolo della concertazione,
ma tutto andato in fumo e si sono dimessi dei ministri.
E cosi si è dimostrata,un altra volta, una chiara spaccatura del governo con
la reativa piazza contro piazza, che è un rischio reale dove nessuno sa come
andrebbe a finire.
Ma incombe una questione incoerente: che senso ha accusare il premier del
traditore e poi chiedere un governo di unità nazionale guidato dalla stessa
persona?
E ora cosa accadrà? una nuova guerra civile?
Dib Bassam, medico, libanese.
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